Ed eccoci a una nuova recensione e questa volta ci troviamo davanti ala prima recensione di un film uscito in sala qust’anno. Avevo in mente altri progetti da fare e scrivere, ma ho deciso di metterli momentaneamente in secondo piano per concentrarmi su questa pellicola. E’ da un po’ di tempo ormai che attendevo la sua uscita e i motivi sono veramente tanti: la regista mi incuriosisce molto e sono sicuro che potrà dare veramente tanto al cinema (e personalmente credo che lo stia già facendo), le attrici protagoniste sono persone che rispetto molto e che trovo grandiose e professionali, il libro da cui è tratto mi piace molto e le tematiche che mette in scena mi incuriosiscono sempre.
Sto parlando di Piccole Donne (Little Women), film drammatico-storico tratto dall’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, diretto e scritto da Greta Gerwig.

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Trama:
Siamo a New York nel 1868 e Jo March (Saoirse Ronan) lavorà lì come insegnante e nel frattempo pubblica i suoi racconti da un editore per guadagnare un po’ di soldi in più. Lei e le sue sorelle hanno preso strade diverse: Amy (Florence Pugh) si trova a Parigi dove segue delle lezioni di pittura e qui ritrova un vecchio amico della loro famiglia, Laurie (Timothée Chalamet), Meg (Emma Watson) si è sposata con un professore e ha due figlie mentre Beth (Eliza Scanlen) è rimasta nella loro vecchia casa e continua a suonare il pianoforte. Le cose cambiano quando Jo riceve una lettera in cui viene avvertita che la salute di Beth è peggiorata. Jo decide così di tornare a casa e durante il suo viaggio la ragazza ricorderà vari eventi della sua vita successi negli ultimi sette anni.

Hanno fatto parecchi adattamenti di Piccole donne per il grande schermo e quest’ultimo dovrebbe essere il settimo. Quando scoprii di questo nuovo film sull’opera della Alcott, rimasi molto incuriosito e una delle prime domande che mi feci fu: “Riuscirà la Gerwig a narrare una storia che tutti conosciamo bene (o almeno così spero) in un modo originale e tutto suo”?
Dopo essere uscito dalla sala, la mia risposta è stata un immediato Sì.

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Iniziamo a parlare dei personaggi e della loro caratterizzazione, una delle componenti più importanti in assoluto. In questo caso cercherò di parlare anche per coloro che non conoscono la storia. Il personaggio che colpisce più di tutti e che ci rimane più impresso è sicuramente quello di Jo. Jo è una ragazza ribelle, disordinata, con grande vitalità ed energia e con un’enorme fantasia. E’ una ragazza fuori dal comune che non rispetta per niente i modo con cui dovrebbe comportarsi una ragazza di quel periodo. Ed è per questo motivo che riesce subito a farsi apprezzare e rispettare. Lei è fatta così, è uno spirito libero e combattivo che non si lascia sottomettere o sopraffare dagli altri e dimostra ogni volta una determinazione incredibile e anche contagiosa, che ti sprona a fare del tuo meglio. E chi meglio di Saoirse Ronan poteva essere adatta al ruolo? L’attrice riesce a darle quella carica e quel carisma che rende stupendo il personaggio di Jo e la sua interpretazione è stupenda. Nonostante sia giovane, la Ronan ha dato grandissime prove attoriali e a mio avviso meriterebbe più riconoscimento.
Sono ottimi anche i personaggi di Meg e Beth. La prima, interpretata molto bene da Emma Watson, è la sorella maggiore e quella che fin dall’inizio sembra più matura, responsabile e con i piedi per terra, ma anche lei ha dei sogni che vorrebbe realizzare e luoghi affascinanti in cui vorrebbe stare. Beth è la più piccola delle quattro ed è la ragazza con il carattere più mite e introverso. Ha un po’ di timore del mondo esterno ma è molto legato alle sue sorelle e soprattutto ha una grande passione per il pianoforte e dimostra grande talento con esso.
Colei che però mi ha sorpreso più di tutti per come è stato reso, è quello di Amy, interpretata da una stupenda Florence Pugh. Amy è una di quelle persone che nascondono molto più di quanto si possa pensare. A una prima occhiata Amy sembra la ragzza viziata e piagnucolona che si mette al centro dell’attenzione e combina solo guai ma è molto più di questo. Un setimento che vediamo emergere da lei è la gelosia, una gelosia rivolta nei confronti di Jo. E il motivo per cui prova questo sentimento è che lei pensa di vivere all’ombra di Jo in ogni cosa e ciò la rende arrabbiata e insicura ed è per questo che commette in seguito certi sbagli. Non è un personaggio banale, anzi, probabilmente è il personaggio più complesso e meglio scritto dell’intera pellicola e sono veramente felice che la Gerwig sia riuscita a dare questa profondità ad Amy, che in molti trasposizioni era semplicemente una ragazzina viziata, mentre qui è una donna che cerca il suo posto nel mondo.

Oltre ai loro personaggi è stupendo vedere come la Gerwig sia riuscita a farle interagire bene tra loro, con naturalezza, creando un legame veramente forte e unico che, nonostante le varie difficoltà e i vari litigi, niente può spezzare. Ma non sono loro le uniche attrici degne di nota, anche tutti gli altri sono stati strepitosi, interpretando personaggi ben caratterizzati e pieni di vita: Laurie, Marmee, zia March, tutti personaggi stupendi e interpretati da attori altrettanto incredibili. Ed è anche grazie a loro se i personaggi principali riescono a risplendere. Se riesce a rendere i personaggi secondari o di contorno carismatici e con una certa personalità non metti in ombra i protagonisti, anzi, li rendi ancor meglio di prima.

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Ora passiamo al lato tecnico. Greta Gerwig aveva già dato grande prova delle sue capacità con Ladybird ma qui non solo conferma di essere un’ottima regista, ma dimostra anche di essere migliorata e cresciuta. Sa bene come costruire le scene e ha un’ottima messa in scena. Molte volte utilizzerà delle carrellate fatte molto bene e molto fluide. Sa quando muovere la camera da presa nei momenti più felici e movimentati e sa quando invece tenerla fissa sui personaggi nei momenti riflessivi e drammatici.
E’ ottimo anche il montaggio della pellicola. Passiamo dal 1868 al passato senza stacchi improvvisi, quasi con una continuità ben resa e riusciamo a capire fin da subito in che momento della storia ci troviamo. Ciò aiuta molto il ritmo della storia che non perde mai un colpo e dimostra come dovrebbe essere montato un film.
La cosa che però mi ha affascinato di più della pellicola è la fotografia. In questo film ci saranno due tipi di fotografia ben definiti: nel primo caso avremo dei colori molto accesi e rassicuranti e anche variopinti che daranno sensazioni di vivacità e allegria e saranno presente per lo più nel passato mentre nel 1868 a farla da padrone sarà il colore blu che invece sottolineerà la malinconia del momento. Non sempre ci sarà il blu nel 1868, soprattutto in certe scene con Amy e Laurie a Parigi saranno presenti colori accesi, ma una cosa interessante che ho notato è che i personaggi non si metteranno sotto la luce del sole ma resteranno nell’ombra causato da essa, quasi volessero nascondersi. Nel film sono presenti molti usi intelligenti della fotografia e uno dei miei preferiti è quando le sorelle prendono strade differenti e il tutto si svolge durante un tramonto, come a star a significare la fine dei loro momenti spensierati insieme.
E’ un film che funziona in ogni cosa, sia nelle bellissime musiche di Alexandre Desplat, alla scenografia di Jess Gonchor ai costumi di Jacqueline Durran.

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Piccole Donne è un film fatto tecnicamente bene, con degli attori incredibili e professionali e una storia divertente e commuovente, narrata in maniera molto interessante, che riesce nell’intento di insegnare qualcosa a noi spettatori. E’ una storia di crescita ed è anche una storia di amore, sogni, dolori, sacrificio, perdita, speranza e soprattutto scelte, uno dei temi più importanti della pellicola. Un film che riesce in due ore a insierire tutto ciò con una grazia e un’umanità che ho sempre amato e che spero di vedere sempre in film di questo tipo.
Piccole Donne verrà ricordato e soprattutto continuerà ancora a insegnarci e a cercare di migliorarci come persone soprattutto di questi tempi dove ormai l’odio sembra aver preso il sopravvento sulle cose belle della vita. E dico ciò dopo aver sentito una persona in sala dare delle stupide alle March perché avevano dato la loro colazione di Natale a una famiglia che non aveva nulla da mangiare. Io credo fermamente che le persone possano essere migliori e opere come Piccole Donne possono aiutare gli altri a vedere ciò e a renderli più consapevoli di loro stesi. E nonostante tutto spero veramente che ciò accada.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

commenti
  1. […] Recensione del film su My mad dreams […]

  2. illettorecurioso ha detto:

    Bellissima recensione.
    Se tutto va bene vado a vederlo giovedì. Sono molto fiduciosa 🙂

  3. Austin Dove ha detto:

    Lo voglio andare a vedere con mia mamma^^
    Mi sembra un bel film da vedere insieme, d solito abbiamo sempre gusti distanti

  4. Sam Simon ha detto:

    Bella recensione! L’ho linkata sotto quella che ho scritto io del film sul mio blog, spero sia ok per te!

    Anche a me il film è piaciuto, forse non ne sono uscito entusiasta come te (o almeno questo mi pare di capire dalle tue parole), ma l’ho trovato molto fresco e dinamico, un film davvero ben fatto!

  5. Aussie Mazz ha detto:

    Ho letto pareri contrastanti e questo mi incuriosisce. Le premesse però sono buone. Ottima recensione!

    • The Butcher ha detto:

      Di solito chi l’ha criticato è perché lo definisce noioso. Come ho scritto, è tratto da un romanzo di formazione che cercava di dare giustizia alla figura della donna e alla tematica delle scelte. E’ una storia che si basa sulle piccolezze delle vita e quindi può piacere o non piacere. Spero che a te invece piaccia.

  6. Daniele Artioli ha detto:

    Sono d’accordo su tutto. L’ho trovato davvero delizioso, un ottimo feel-good film realizzato non solo con grande abilità, ma anche con enorme passione e amore. Ammetto di non trovare molto simpatica Saoirse Ronan, ma accidenti se è brava! Purtroppo non credo riuscirà a vincere il Miglior Film, ma mi farebbe piacere se la Ronan e la Pough (anche lei, che sorpresa!) si portassero a casa le statuette per la recitazione.

  7. kasabake ha detto:

    Ricordo ancora l’emozione che mi ha suscitato, quattro giorni fa circa, quando ho visto apparire sulla tua pagina Facebook la foto dei biglietti del cinema, con cui eravate andati a vedere questa ennesisma traduzione cinematografica del totemico romanzo di formazione statunitense Little Women, della scrittrice Louisa May Alcott…

    Ecco, prima di addentrarmi con te, grazie al tuo ottimo e robusto post, nello specifico filmico, vorrei soffermarmi proprio sull’emozione e sulla sensazione di grandissima piacevolezza che hai provato in modo evidente tu e che ti confermo aver provato anch’io: aldilà di ogni giudizio estetico, artistico o contenutistico, infatti, questo film sceneggiato e diretto dalla Gerwig è come prima cosa un film meraviglioso, che ti fa stare per tutto il tempo con un’espressione di piacere e compiacimento che non ti lasciano nemmeno dopo che sei uscito dalla sala!

    Il film non è perfetto, ma questi difetti non scalfiscono di un millimetro il senso di meraviglia che si prova durante la visione, portato per lo più dal vedere un cast femminile a dir poco stupendo, incredibilmente in parte, diretto in modo sovrano, con ogni interprete padrona del proprio spazio recitativo, con i loro tempi giusti per mostrare le sfaccettature di personaggi, che la Gerwig, va detto, ha cesellato con cura maniacale: non si avverte mai alcuna cacofonia o fastidiosa sovrapposizione sul palcoscenico e se dovessi fare un parallelo, in questo specifico senso, mi ha ricordato il lavoro esemplare fatto dagli autori in Green Book, dove i due attori Viggo Mortensen e Mahershala Ali duettano in modo splendido ed anche se la pellicola di Peter Farrelly, vista sulla lunga distanza, sembra fin troppo ben confezionata, quasi luccicante (tanto da suscitare l’antipatia di un vero regista del black pride quale Spike Lee), il film funziona in modo efficacissimo, trasportando lo spettatore dentro la scena.

    È evidente che dal punto di vista concettuale questa rilettura del romanzo ottocentesco della Alcott (un romanzo, non dimentichiamoci, da sempre considerato campione della cosiddetta letteraura per ragazzi) è forzata, colorata di un femminismo e di un senso di orgogliosa indipendenza che il testo originale non aveva e non avrebbe potuto avere (cosa che ovviamente si nota soprattutto nei meravigliosi dialoghi e monologhi scritti dalla Gerwig e messi in bocca alle sue pupille), ma anche questa forzatura fa parte del gioco, perché la Gerwig ha voluto attualizzare un’opera di finzione rendendola esemplare anche per le giovani dei nostri tempi: non parliamo di un falso storico, perché non è la biografia di Caterina II di Russia (penso alla terribilmente faziosa fiction in cui ha recitato una grande Helen Mirren, su un copione di bassissimo profilo, manicheo e raffazzonato) o di Napoleone, ma dell’adattamento di un’opera letteraria, in cui già la Alcott aveva propositi educativi e così fa la Gerwig.

    Insomma, la bellezza di questo nuovo Little Women è tale che l’autrice del lungometraggio va assolutamente assolta dalla sua voglia di usare un testo antico per continuare a propagandare le sue idee di orgogliosa femminilità e va anche indicato come esempio di messa in scena poderosa, equilibrata, attenta, come da tempo non si vedeva: un film che non avrei esitato ad inserire nella rosa dei nominati all’Oscar di quest’anno per la miglior regia ma che invece, ahimé, non è stato tale.

    • The Butcher ha detto:

      Questo Piccole Donne è un film pieno di forza e sentimento ed è anche ciò che rende ottimo il film. Anche se trovo migliore la seconda parte che la prima, Piccole Donne sa mantenere il ritmo e riesce a dare spazio a tutte le protagoniste senza oscurare nessuno e dando il giusto spazio anche ai personaggi secondari. A livello di sceneggiatura è stato fatto un lavoro eccelso e anche la messa in scena è stata ottima. La Gerwig è migliorata molto dopo Ladybird e spero di rivederla molto presto.
      Purtroppo dispiace anche a me che non ci sia stata la nomination come miglior regista così come mi era dispiaciuto un sacco per Detroit della Bigelow. Queste due pellicole meritavano sicuramente la nomination per la loro forza narrativa e bellezza.

      • kasabake ha detto:

        Come a suo tempo arrivò per la Bigelow il suo momento (ha dovuto aspettare 18 anni dal suo primo lungoetraggio, ma con The Hurt Locker nel 2008 si è portata a casa 6 Oscar), così sono certo arriverà anche per la nostra Gerwig, perché è davvero troppo brava!

  8. growingupfra ha detto:

    Non sono ancora riuscita a vederlo, devo darmi una mossa!

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